giovedì 29 aprile 2010

Vacche e dintorni




Nel mio archivio ho rivisto questa foto che avevo scattato nel 2005 a Castel di Guido, dove il Comune di Roma gestisce una grande azienda agricola. Si tratta di un toro di razza maremmana.


Direi che è identico alle sculture taurine anatoliche e cretesi del terzo e secondo millennio a.c. : questa, ad esempio è al Museo di Candia, è in pietra grigia ed è del 1500 a.c..



Mi sembra un' ulteriore conferma della provenienza anatolica della razza maremmana, dimostrata da un recente studio che ne ha messo a confrontato il DNA. La separazione del ceppo italiano dal ceppo anatolico sarebbe avvenuta intorno al 1.000 a.c.. Lo studio ipotizza, quindi, che i colonizzatori etruschi siano arrivati in Etruria via mare proveniendo dall'Anatolia, con le navi cariche di tutto ciò sarebbe servito per iniziare altrove una nuova vita, bovini compresi. Non ci si deve meravigliare, sappiamo bene che 2-4 secoli dopo i greci facevano lo stesso!


P.S. ho appena letto un libro con belle riproduzioni di quadri di artisti italiani e stranieri dipinti nell'1800 nella campagna romana: i bovini rappresentati sono esclusivamente di razza maremmana!

giovedì 18 febbraio 2010

Ittiti, ovvero il trionfo dell'Anatolia

Ho appena terminato di leggere il libro Gli Ittiti, il misterioso popolo dai mille Dei (Brandau e Shickert), davvero interessante.

Erano un popolo notevole, ingiustamente ignorato nelle nostre scuole. La loro storia è stata tutta scritta e quasi interamente ricostruita. Dominavano la lavorazione del ferro, quando gli altri erano ancora al bronzo. Non conoscevano la legge del taglione, non avevano la pena di morte, le donne avevano gli stessi diritti degli uomini. Il trattato con l'Egitto di Ramses II, da loro perseguito, è il più antico trattato al mondo ed era reciprocamente vantaggioso. Avevano 146 nomi diverse per "pane".

Tra il 1.600 e il 1.200 a.c. crearono un impero che, insieme a quello egizio, era il più grande e potente dell'epoca.
Indoeuropei, chiamavano la propria lingua nesico, dalla loro prima capitale, mentre quelle dei vicini, strettamente imparentate con la loro, le chiamavano Luvio (sud e ovest; Luwili) e Palaico (Nord-ovest e Mar nero; Palaumnili per la precisione, dalla città di Pala).
Tutte e tre appartenevano al gruppo anatolico delle lingue indoeuropee. Allo stesso gruppo appartennero le più recenti Lidio e Licio (quest'ultima dal Luvio).

[N.B.: al tempo dell'arrivo degli Indoeuropei in Europa, 40.000 anni fa, il Mediterraneo non comunicava con il Mar Nero che era solo un lago senza emissario. Di conseguenza la penisola balcanica e la penisola anatolica erano contigue, senza alcuna interruzione: non c'era nessun ostacolo acqueo da superare. Solo intorno al 5.000 a.c. il Mediterraneo si riversò nella depressione, colmandola. n.d.r.]

CONNESSIONI VENETICHE

[Da Pala prese il nome la regione della Paflagonia, da cui gli antichi Veneti dicevano di provenire e di essere fuggiti, guidati dall'eroe Antenore, dopo aver preso parte alla guerra di Troia. n.d.r]
Gli anatolici del tempo degli Ittiti erano il massimo nell'addestramento dei cavalli, che, per renderli adatti a trainare i carri da guerra, non era affatto semplice e richiedeva svariati anni.


CONNESSIONI ETRUSCHE
Intorno al 1.375 a.c. a Mileto (Anatolia Occ.) gli Achei erano subentrati ai Minoici.
Con Mursili II, nel 1.313, il regno di Arzawa passò saldamente sotto il potere ittita, che lo divise in tre regni vassalli tra loro confederati: Mira, Haballa, Seha
[Arzawa è il regno da cui sarebbero dipartiti i Tirreni intorno al 1.200 a.c. a causa di una carestia. n.d.r.]
Gli Ittiti avevano un Dio-Cervo Runda (origni almeno III millennio).

POPOLI DEL MARE
Si erano creati gravi problemi di approvvigionamento nel regno ittita di Suppiluliuma II: Mineptah (Egitto) fornì grandi quantità di granaglie ad Hattusa per "tenere in vita" il paese. Ad Ugarit è stata trovata una lettera del re ittita che chiedeva al vassallo, per "una questione di vita o di morte", di inviare navi per il trasporto di 450 tonnellate di grano ad Ura. Suppiluma non era tranquillo, il Mediterraneo orientale diventava sempre più insicuro. Aveva avuto notizie dei "popoli di Sikila" che vivevano sulle navi e aggredivano come corsari le altre navi e i porti, sempre più spesso.

cont.

Già le rocche micenee erano state distrutte.

TROIA
Il regno di Wilusa (=Ilios) era ormai vassallo dell'impero ittita quando la città venne distrutta.
Nei documenti ittiti non si fa riferimento a nessuna "guerra di Troia" ma va tenuto presente che nel 1.200 a.c. lo stato entrò in crisi e la capitale venne trasferita altrove (probabilmente per timore di sommosse popolari): la nuova capitale con il relativo archivio non è stata ancora trovata. Tuttavia è sensato che gli Ittiti avessero altro da fare che prendere parte a quella guerra, ammesso che ci sia realmente stata: i resti archeologici testimoniano una crisi sociale innanzi tutto, e una fase successiva in cui erano presenti anche genti straniere.
I Troiani parlavano Luvio, lo si è appurato da un sigillo emerso negli scavi: erano quindi anatolici e non greci, come qualcuno sostiene.

domenica 17 gennaio 2010

Antiche connessioni tra Baschi e Veneti

La lingua basca, dai più ritenuta non indoeuropea, è sempre stata considerata un enigma. Le tesi più accreditate la considerano l'unico relitto delle lingue che si parlavano nel continente prima dell'arrivo delle popolazioni di ceppo indoeuropeo. La stessa genetica di popolazione sembrava poter avvalorare questa tesi: il grande Luigi Luca Cavalli Sforza riteneva probabile che i geni dei baschi rappresentassero quei cacciatori e raccoglitori che abitavano l'Europa prima che giungessero i coltivatori e allevatori asiatici. Non pochi linguisti si sono cimentati nell'accostare il basco chi all'etrusco, chi alle lingue caucasiche, chi al sardo... ma nessuno in modo convincente.

Ora un recente studio di Petr Jandacek e Lojze Arko ha invece evidenziato una insospettata somiglianza tra la moderna lingua basca e quelle slave, in particolare Sloveno e Ceco. Bor, precedentemente, aveva messo in relazione lo Sloveno con il Venetico. Questa somiglianza, che sarebbe anche una prova della presenza slava in Europa da molto più tempo di quanto non sostengano le teorie correnti (2°-6° secolo...), metterebbe quindi in relazione il Basco con la lingua degli antichi Veneti.

Le similitudini riscontrate non sono poche, sia nella struttura della lingua che nelle parole. Queste ultime, evidenziano gli autori, riguardano ambiti come l'agricoltura, l'allevamento e la tessitura facendo pensare a una relazione datata al Neolitico; altre, riguardano parti del corpo, fanno pensare ad un contatto più antico. Alcune parole, però, riguardano ambiti inequivocabilmente legati all'età dei metalli, come secchio, bottiglia, fortezza, castello, palazzo, città, vincere/trionfare... Questo a me fa pensare ad una connessione più recente, riconducibile a quel periodo assai turbolento (tra la metà e la fine del secondo millennio a.c.) in cui le genti che si spostavano non furono poche. Periodo in cui i "popoli del mare" facevano crollare il regno ittita e attaccavano l'Egitto, i palazzi Micenei bruciavano e la Grecia precipitava nel medioevo ellenico, gli Etruschi attaccavano gli "Umbri" stanziandosi in Italia, le tribù celtiche si spostavano da occidente verso oriente...

Se questo studio venisse confermato si dovrebbe pensare che, durante l'età dei metalli, anche i Venetici, si sarebbero spostati, raggiungendo la penisola iberica ...e forse qualche altra regione d'Europa, ma su questo ne riparleremo.


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martedì 12 gennaio 2010

La continuità dal Paleolitico degli Indoeuropei

Mario Alinei ci presenta la sua rivoluzionaria Teoria della Continuità linguistica dal paleolitico. Molto interessante l'analisi della cartografia archeologica, dalla quale Alinei arriva a sostenere che le lingue europee discendono da altrettante culture che si sono influenzate nel tempo ma che sono sempre rimaste sostanzialmente negli stessi luoghi. Alinei scardina anche il luogo comune dell'arrivo in Europa dei popoli slavi intorno al 600 d.c.: sono invece presenti da molto più tempo, nè più nè meno di Celtici, Germanici e Italidi.

Leggi il documento (pdf, 57 pagine, in inglese)

domenica 10 gennaio 2010

I Veneti nell'antichità

[da completare]
Strabone e i cavalli bianchi dei Veneti

L'intonazione delle lingue si mantiene nel tempo?

Ho sempre pensato che l'intonazione di una linguac (si chiama prosodia) debba essere dura a morire, molto più del lessico e della grammatica. Una popolazione potrebbe venire assimilata ad un'altra adottandone la lingua, mantenendo però la propria caratteristica intonazione.

Ora, non vi è dubbio che l'intonazione del dialetto veneto sia particolarmente caratteristica, viene mantenuta anche dai veneti che non parlano più il dialetto: non dovrebbe quindi essere difficile confrontarla con altre lingue e dialetti per evidenziare eventuali parentele più o meno antiche.

Per ora ho solo rintracciato un esempio di studio dell'intonazione di una parlata ma mi ripropongo di trovare di più.

Veneti e spagnoli: siamo parenti?

Tra i Veneti si dice che il dialetto veneto sia molto simile allo spagnolo. Ci sarebbero parole comuni e lo stessa melodia della parlata sarebbe molto simile... In effetti, sentendo un gruppo parlare, non si capisce se sia di veneti o di spagnoli finchè non si avvicina. Ma quale fondamento potrebbe esserci per una parentela?

Innanzi tutto sgombriamo il campo: il Veneto non ha mai subito una dominazione spagnola. Solo le province lombarde di Brescia e Bergamo, che storicamente potremmo definire venete, sono state spagnole per pochi anni, ma è davvero poco per lasciare una traccia in tutta la regione.

Andrebbe poi verificato se questa somiglianza sia oggettiva o frutto solo di un'impressione superficiale. Se questa verifica desse esito positivo non resterebbe che ipotizzare una parentela più antica, mettendo alla prova la Teoria della Continuità dal paleolitico di Mario Alinei. Secondo questa, l'area are meridionali del continente europeo sarebbe stata accomunata da una cultura e da una lingua fin dal Paleolitico, confermate poi dalla cultura neolitica - e relativa lingua - della ceramica impressa cardiale: un'area che potremmo chiamare iberoccitalide (Iberica + occitana + italite), estesa dal Portogallo alla Dalmazia e comprendente anche Sardegna e Sicilia.

Guardando la mappa delle popolazioni che abitavano la penisola iberica all'epoca della conquista romana limiterei il campo della nostra indagine all'area meridionale. Mentre la parte settentrionale e centrale erano abitate da celti e baschi, la parte meridionale era abitata da Turdetani e Iberi. In quest'area sono state trovate tracce della cultura neolitica della ceramica impressa cardiale, probabilmente proveniente dal medio oriente. Guarda anche >>

Un'altra possibile pista potrebbe essere la lingua basca: uno studio di Petr Jandáček e Lojze Arko ha infatti evidenziato una incredibile parentela tra l'attuale basco e le lingue slovacca e slovena. E se è vero che lo sloveno è la parlata moderna più simile al venetico...

Ad essere più precisi ad apparire simili sono le parole di probabile origine neolitica: si potrebbe quindi anche concludere che entrambi questi popoli sono stati portati nel neolitico tramite una stessa popolazione (balcanica?). Leggendo uno studio su miti e religiosità ... [da completare]

sabato 9 gennaio 2010

I Veneti antichi un popolo misterioso

Chi sono i Veneti? Sembra facile rispondere: gli abitanti del Veneto, eredi della gloriosa Repubblica di Venezia... In realtà la presenza dei Veneti - o venetici - è attestata storicamente anche in altre aree d'Europa tra cui, senza ombra di dubbio, il territorio dell'attuale Slovenia. Ivan Tomazic ci descrive alcune ipotesi affascinanti... Approfondisci >

Indoeuropei biondi a cavallo invasero...

Dicono che discendiamo dai biondi Indoeuropei a cavallo, altrimenti detti ariani, i quali intorno al 2.000 a.c. e proveniendo dalle steppe dell'Asia centrale (Gimbutas) invasero Europa e parte dell'Asia sterminando le genti preesistenti e imponendo una cultura patriarcale e guerriera. E una lingua. Di tutto ciò, però, gli archeologi non sono riusciti a trovare nemmeno una prova...

Allora l'autorevole archeologo Renfrew ha avanzato l'ipotesi che gli Indoeuropei non sarebbero altri che gli agricoltori neolitici provenienti dall'Anatolia (odierna Turchia) che a partire da 6.000 anni fa si sono diffusi in Europa risalendo la penisola balcanica o raggiungendo le coste del Mediterraneo, alla continua ricerca di terre da coltivare. In un primo momento questa ipotesi è sembrata suffragata dalla traduzione della lingua ittita, che si è rivelata appartenere alla famiglia indoeuropea e dagli studi del famoso genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza: infatti nelle sue straordinarie mappe della variabilità genetica si riscontra effettivamente un flusso proveniente dal medio oriente. In un secondo tempo, però, si è potuto precisare che tale flusso è responsabile del 20% e non di più dei geni degli attuali europei. In altre parole, la preesistente popolazione paleolitica-mesolitica non è stata sterminata nè soppiantata e noi oggi dobbiamo ad essa l'80% dei nostri geni. Infine... appare più probabile che questi agricoltori neolitici parlassero lingue semitiche.

La classificazione delle lingue indoeuropee secondo la teoria tradizionale >

Più recentemente il linguista italiano Mario Alinei ha avanzato una nuova teoria che rivoluziona tutto: secondo Alinei l'ipotesi più semplice è che gli Indoeuropei altri non siano che i primi Homo sapiens che 40.000 anni fa raggiungero l'Europa. Sostiene anche che le lingue cambiano molto meno velocemente di quanto non si sia ipotizzato finora (e che non c'è un meccanismo intrinseco che le fa cambiare) e che nei dialetti, più che nelle lingue, si trovano tracce paleolitiche.

Leggi la posizione di Mario Alinei >